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Bucci: “Al palasport nessun centro commerciale, solo negozi di articoli sportivi”

Dopo le polemiche delle associazioni dei commercianti e dei cittadini sui social, il Sindaco spiega cosa saranno veramente gli spazi commerciali nella struttura della Fiera: <Per contratto legati alle attività sportive presenti all’interno>. Domani l’incontro coi commercianti

<C’è una riqualificazione turistica enorme dell’area. Inoltre c’è una riqualificazione sportiva. Noi facciamo il Palasport che è una cosa che la città aspetta da vent’anni> dice il sindaco Marco Bucci

L’intervista di
Monica Di Carlo

Ci sono state parecchie critiche all’ipotesi di un centro commerciale. In tanti sostengono che il progetto del palasport non prevedrebbe sufficienti posti a sedere

<Non sanno cosa prevede il progetto. È strumentalizzazione politica. I posti ci sono e dal giorno in cui avremo le persone fuori che aspettano ne faremo degli altri. Prima riempitelo, poi dopo ne parliamo. Avremo circa 5 mila posti che sono più che sufficienti. Prima organizzatemi un evento a cui partecipino più spettatori e poi, dopo, ne parliamo. Avremo tutti gli sport, sarà una cosa fantastica. Poi, se facciamo uno stadio come quello della Juventus credo che nessuno si lamenti. A Torino c’è uno stadio dove, attorno, ci sono negozi di articoli sportivi, posti dove si può andare a mangiare, ristorantini e fast food. Poi ci sono le sedi delle società sportive>.

Però è lo stadio della prima squadra di calcio d’Italia, non un Palasport

Quello di Genova sarà il primo palasport d’Italia, il più bel palasport che ci sarà in tutta l’Italia del nord fino a Roma. Avrà le gradinate dipinte con la croce di San Giorgio.

E per quanto riguarda le critiche alla decisione di ospitare spazi commerciali?

Le critiche sono ancorate alle idee di chi pensa alla Fiumara e non ha capito cosa sarà il Palasport.

Ritiene che da solo il palasport sia in grado di attrarre abbastanza gente da fuori da moltiplicare i consumi? Non pensate nello spazio della Fiera a un’attrazione differente da accoppiare all’Acquario a Genova per allungare i tempi di permanenza dei visitatori?

Lo sport serve per questo: l’Acquario, lo sport e la vela. Queste tre cose sono perfette. Il Waterfront di levante diventerà un posto dove c’è sport, dove ci sono i parcheggi, dove passare tutta la giornata. Poi si va all’Aquario, poi si prende la teleferica che va su fino ai Forti, sul Righi. Questa è una cosa che non c’è da nessuna altra parte al mondo. Il successo della Juventus a Torino non è solo quello di aver fatto lo stadio, è quello di aver fatto uno stadio dove la gente passa più tempo. Succedono in America queste cose: non si può fare una struttura sportiva e basta. Devi avere nel contorno tutta una serie di cose. Un altro esempio: il marina che faremo avrà tutti i negozi di ship chandler (fornitore marittimo n. d. r.), il bar, il posto per i tavolini dove prendere un caffè seduti.

I commercianti hanno timore di nuovi spazi commerciali despecializzati

Il commerciante che ha paura di quello che c’è vicino è un commerciante che ha paura del futuro. Quello del palasport non sarà un centro commerciale. Ci saranno piccoli negozi di articoli sportivi. In più ci sarà il food. In totale 12 mila metri. Se a lamentarsi fosse una catena che vende articoli sportivi potrei capirlo: per loro sarà una grossa concorrenza, ma non ha alcun senso che si lamenti chi vende altre merceologie. Il concetto è che non si tratterà di un centro commerciale, non avrebbe senso. Saranno negozi di articoli sportivi legati alle attività che si svolgeranno dentro al palasport.

Secondo Lei, reggerà commercialmente?

I progettisti dicono di sì.

I consumi dei genovesi sono quello che sono

Non è solo per i genovesi, è per tutto il nord Italia, per quelli che non hanno il mare.

Basterà a garantire consumi sufficienti per sostenere le nuove attività?

È un loro rischio d’impresa, in tutto il mondo è così. Ma non capisco l’opposizione di chi vorrebbe mantenere lo status quo. Ho parlato con il presidente Confcommercio Paolo Odone venerdì, ci vediamo domani: gli farò vedere quello che è sul contratto. Non ci saranno negozi di merceologie comuni: cappotti, biancheria, borse da donna. Di cosa hanno paura?

Cosa c’è scritto nel contratto?

Che dovranno essere negozi monotematici sul tema dello sport.

Non è che se uno ha affittato lo spazio per 3 anni e non riesce a vendere le pinne poi ci mette l’abbigliamento per sostenersi?

No, perché squalificherebbe completamente il posto. Se accadesse così la gente non verrebbe da fuori. È tutto interesse di chi verrà mantenere la merceologia sportiva. È ovvio che nessun cliente si sposterebbe, ad esempio, da Brescia per comprare abbigliamento che può comperare vicino a casa. Ma magari arriverà da Brescia per comprare una muta per andare sott’acqua.

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